Fare figli, non bambini

Sì, potremmo sembrare un po' provocatori, lo sappiamo. Ma abbiamo catturato la vostra attenzione: bene!
La frase incoraggia l'idea di instaurare relazioni significative e inclusive ("kin"). Invita tutti noi a passare dal consumo individualistico alla costruzione di relazioni significative con le persone, i luoghi e la natura. Promuovendo un senso di affinità con le comunità locali e gli ecosistemi, i visitatori e i residenti possono contribuire in modo positivo anziché sovraccaricare l'ambiente.
La frase si riferisce anche all'idea di dare priorità alla costruzione di relazioni, alla comunità e alla sostenibilità rispetto alla riproduzione biologica, in particolare nel contesto delle sfide globali quali la sovrappopolazione, il cambiamento climatico e il consumo delle risorse.
Il kin-making suggerisce che possiamo ampliare il nostro senso di famiglia per includere altri nella nostra responsabilità condivisa per il pianeta.
Ma... anche noi amiamo davvero i bambini...
"Making kin, not enemies" (Creare legami, non nemici) deriva dal lavoro di Donna Haraway, eminente studiosa e teorica femminista, in particolare dal suo libro Staying with the Trouble: Making Kin in the Chthulucene (2016). Haraway utilizza questa espressione nell'ambito della sua argomentazione a favore di un ripensamento del rapporto dell'umanità con il pianeta, le altre specie e i nostri sistemi sociali ed ecologici nel contesto dell'Antropocene, un'era caratterizzata dall'impatto dell'uomo sulla Terra.
Il lavoro di Haraway invita a un cambiamento di mentalità, esortando l'umanità a co-creare un futuro sostenibile attraverso l'azione collettiva e la cura, piuttosto che concentrarsi esclusivamente sulla riproduzione e sull'eredità individuale.